martedì 20 dicembre 2011

GIAN LORENZO BERNINI

GIAN LORENZO BERNINI
(1598-1680)

Bernini è l’ultimo artista multidisciplinare della storia dell’arte, dopo i grandi maestri del Rinascimento. Da questi ultimi egli si distingue in quanto non percepisce le tre arti, architettura, pittura e scultura, in modo separato, bensì le immagina come una forma espressiva integrata.
Il disegno rappresenta l’elemento unificatore di tutte le sue forme artistiche.
Nativo di Napoli, figlio di un modesto scultore, riceve la formazione artistica a Roma, città in cui svolge tutta la sua carriera artistica fino alla morte.
Diversamente dal Caravaggio, Bernini è ricco e frequenta la nobiltà, tenuto conto che ha sempre lavorato all’interno della corte papale, con la quale collabora alla piena fioritura del linguaggio barocco, incrementando la potenza della Chiesa secondo i dogmi della controriforma.
Va notato che l’arte barocca di Bernini ha un qualcosa di teatrale, un modo cioè di interpretare l’armonia del classicismo con fantasia, con libertà d’espressione.

APOLLO E DAFNE – Galleria Borghese – Roma
Scultura in marmo di Carrara che rappresenta il momento in cui Apollo riesce ad afferrare l’amata Dafne proprio mentre le sue mani ed i suoi capelli già si stanno trasformando in foglie d’alloro e la sua pelle in ruvida corteccia. Straordinaria scultura in cui le due eleganti e leggiadre figure si sollevano, si allungano in gesti che le intersecano, le intrecciano in un meraviglioso gioco di movimento. E le foglie d’alloro che si trasformano tra le dita, superano il marmo, vanno oltre, raggiungono la perfezione della pittura, in quella fusione delle arti percepita dal Bernini.

Approfondimento: IL MARMO DI CARRARA
La perfezione con la quale Bernini è in grado di scolpire il marmo, è in parte dovuta alla natura stessa del materiale, il marmo statuario di Carrara, estratto dalle cave sulle Alpi Apuane, pregiatissimo sia perchè particolarmente lavorabile grazie alla sua struttura cristallina, sia perchè essendo bianchissimo è esteticamente splendido.
E’ lo stesso marmo utilizzato da Michelangelo ed anche quello che, vedremo più avanti, userà Canova.
A seconda della zona da cui viene estratto, il Carrara può contenere dei minerali cristallizzati che conferiscono alla superficie marmorea una particolare lucentezza. Purtroppo questo pregiatissimo materiale viene utilizzato per scopi ben meno nobili della scultura. Enormi blocchi di marmo vengono macinati per ottenere a bassissimi costi il carbonato di calcio comunemente utilizzato in farmacia.

L’ESTASI DI SANTA TERESA – Chiesa di Santa Maria della Vittoria – Roma
Il gruppo marmoreo rappresenta la santa mentre vive una delle sue visioni mistiche, mentre un angelo sta per trafiggerla con una freccia. Dietro di loro dei raggi in bronzo simulano la presenza divina. La loro posa è teatrale e studiata come se fossero due attori sul palcoscenico.
Addirittura l’artista ha previsto lateralmente due finti balconcini in cui le statue della famiglia committente commentano la scena.
Le espressioni dei volti, il languido abbandono della testa, quell’angelo che ricorda Cupìdo, la pelle nuda e liscia dei piedi, fanno di questa scultura quello che è stato definito un capolavoro erotico.

BALDACCHINO DI SAN PIETRO – Città del Vaticano
L’opera gli venne commissionata per riempire l’enorme area sottostante la cupola di Michelangelo.
Bernini crea così una delle più riuscite fusioni di arti, a testimoniare la sua pluridisciplinarità: per questa creazione egli diventa scenografo, arredatore, architetto, scultore, dimostrando che il Barocco è una fusione armoniosa di molti linguaggi artistici, come diceva Giambattista Marino, secondo cui l’arte è meraviglia.
Il baldacchino sembra un arredo mobile in legno e tessuto, mentre in realtà esso è fisso, realizzato in marmo e bronzo. Sembra piccolissimo, eppure è alto come un palazzo di 9 piani.
Il basamento è di marmo colorato.
Le colonne in bronzo dorato si ergono ritorte e decorate con viticci, api, putti; esse  terminano con capitelli compositi, distanziati dalla trabeazione da dadi, che danno un grande slancio all’insieme. La forma richiama molto lo stile bizantino.
La trabeazione sembra leggera come se fosse di tessuto pur essendo in bronzo, ed imita i pendoni, cioè le falde pendenti del velluto dei baldacchini.
La copertura, anzichè essere una cupola, è molto leggera, composta da quattro falde a dorso di defino, ed è frutto di una collaborazione (l’unica) tra Bernini e Borromini.

COLONNATO DI PIAZZA SAN PIETRO – Città del Vaticano
Il colonnato è formato da 284 colonne e 88 pilastri disposti su quattro file a formare un ellisse. I capitelli di ordine tuscanico sorreggono un’architrave e cornice con copertura a capanna.
Le ali del colonnato che lo congiungono alla basilica, sono vistosamente divergenti: si tratta di un preciso studio del Bernini per evitare la deformazione prospettica. In questo modo la basilica sembra molto più vicina alla piazza. La forma geometrica del colonnato  ha significato simbolico come se il portico volesse ricevere a braccia aperte i fedeli e riunirli nella Chiesa.
Nel progetto originale, Bernini aveva previsto anche una porzione di colonnato frontale, in modo che il visitatore scoprisse gradualmente la piazza.
Anche il colonnato non viene considerato  solo architettura ma arredo.

Appendice: Museo e Galleria Borghese  a Roma – itinerario 22.5 e 22.6

IL RATTO DI PROSERPINA
Il soggetto in marmo racconta l’episodio tratto dalle Metamorfosi di Ovidio in cui Proserpina viene rapita da Plutone, dio degli inferi. Ai loro piedi, latra Cerbero, il cane infernale.
Il moto di torsione del gruppo rende l’idea del movimento, che sembra quasi una danza che simula la fuga, dove i gesti sono enfatizzati, teatrali.
Le mani di Plutone affondano nella pelle liscia e tenera della fanciulla, in un incredibile virtuosismo tecnico, che rende allo spettatore l’idea della morbidezza della carne.
La barba e le pieghe del drappo che copre il dio, rivelano l’uso del trapano per la lavorazione del marmo.
L’opera è ugualmente spettacolare vista da qualsiasi prospettiva: l’osservatore deve girare intorno al gruppo per scoprire la cura con la quale è rifinita in ogni dettaglio.

DAVID
Il soggetto è un marmo a grandezza naturale (170 cm) e raffigura l’eroe biblico nel momento in cui sta per lanciare un sasso al gigante Golia. E’ risaputo che il volto accigliato di David è in realtà l’autoritratto del Bernini.
La visione barocca del David del Bernini si differenzia da quelle rinascimentali di Michelangelo, Donatello e Verrocchio, proprio per il movimento che anima i gesti dell’eroe.
Bernini ha volutamente rappresentato il David in modo da dare la possibilità allo spettatore di osservarlo da tre diverse angolazioni, dalle quali è possibile cogliere altrettanti diversi aspetti della scultura e del suo movimento

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